venerdì 23 ottobre 2009

PIERO: IL MAGO DEL MOTORE



possiedo una macchina, una volkswagen fox nera con interni striati tutti colorati in stile trussardi che fa molto ricchione. ma a me piace. ce l'ho dall'estate del 2005, quando dovetti dar dentro la mia vecchia polo usata dopo una fumata bianca una sera di primavera in piazza della repubblica a milano.
la mia volkswagen fox ha fatto ormai quasi 70mila chilometri, 20mila dei quali percorsi negli ultimi 2 mesi, da quando ho ripreso la patente e da quando ho cominciato a vivere a milano e a lavorare a campagnatico, in provincia di grosseto.
comodo.
campagnatico è un paesello medievale dell'entroterra maremmano, carino, 600 anime in tutto, età media 93 anni. a campagnatico, come in tutti i paeselli che si rispettino, c'è una persona per ogni ruolo: il vigile di campagnatico, il farmacista di campagnatico, il tabaccaio di campagnatico, il playboy di campagnatico (sì, c'è anche lui) e, ultimo ma non per questo meno importante, il meccanico di campagnatico. oggi questo post è dedicato a lui e per questo ne farò il nome. piero.
piero è un uomo sulla cinquantina alto, magro, con il naso a punta e un forte accento maremmano. insieme al forte accento, di maremmano, possiede anche il carattere assolutamente scorbutico.
il fatto che io abbia introdotto la mia macchina e poi il meccanico di campagnatico vi fa capire che la storia che sto per raccontarvi sarà concentrata sull'incrocio tra queste 2 forti personalità.
ad agosto, la mia volkswagen fox si ritrova con un problema: la serratura è rotta, non si apre da fuori e il telecomando non funziona. al che io e la mia amata quando dobbiamo andare al mare o a fare la spesa dobbiamo entrare dal bagagliaio.
comodo.
dopo un paio di settimane in cui la pigrizia (o il mio intuito?) mi impedisce di portarla a riparare, mi decido. ma certo, la porto da piero!, il quale una volta constatato il problema afferma, con sicurezza: 'un c'è problema, fra du' giorni gliè bell'e pronta, devo solo ordinà un pezzo ma vedrai per venerdì l'ho bell'e fatta.
io, sereno, gli lascio la macchina e sfrutto per i successivi due giorni il pandino scassone che una volta era di mio nonno. stilosissimo ma veramente scassato, roba da incidente mortale indotto dalla macchina stessa.
venerdì chiamo piero il mago del motore: è pronta la macchina?, e lui, guarda mi è arrivato ora il pezzo lo monto e per domani mattina è pronta.
l'indomani mattina vado da piero il mago del motore tutto pimpante e lo trovo in questo stato: sudato marcio, impotente davanti alla portiera della mia fox completamente smontata, il suo assistente in piedi che lo fissa fumando una sigaretta.
marco io 'un me lo spiego ma qua è successo 'n casino madonnahane vesti fanno le serrature tutte collegate ai finestrini io ora ho smontato per rimonta' il pezzo e 'un mi va più nè la serratura nè i finestrini io 'un lo so che gliè successo. scusami ma devi tornare lunedì. piero ma io martedì devo partire, gli dico io, devo tornare a milano, mi assicuri che lunedì è pronta? sìsì, vedrai martedì è pronta di sihuro, ora però mi devo piglià una pausa perchè 'un ci sto a capì nulla.

continua...

Cesare: una vita in dieci metri.


Via della Rocca è indubbiamente una bella via: gallerie d'arte a profusione, tabaccaio chiacchierone, bar con panini straordinari, giornalaio strabico, macellaio 70enne ma ancora marpione, fioraio ambulante all'angolo e negozietti di vestiti carissimi per donna e per uomo.

Oggi gradirei parlare di uno di questi negozietti ed in particolare del suo affascinante gestore. Il negozio in questione vende camicie ad abiti da uomo fatti su misura, cinture in vera pelle di bambino e mocassini, è aperto tutti i giorni (in alcuni casi anche il sabato sera), ha prezzi da capogiro e non vi ho mai visto nessun acquirente all'interno. Più e più volte , devo ammetterlo, il mio occhio è però caduto sullo statuario proprietario: Cesare. Tutte le volte che pronuncio il suo nome è come se fosse la prima e non finirò mai di essere grata ad uno dei gemelli del caffè sotto casa per averlo chiamato una mattina per nome. Ora finalmente so come si chiama l'uomo che da anni popola i miei sogni. Cesare.

Cesare è un quasi cinquantenne che ancora ama osare, indossa pantaloni bianchi d'estate e di velluto verde acido di inverno, abbronzatura perenne, capello scompigliato con il gel e occhio azzuro da trota lessa in cerca costante di preda.
Cesare calza 12 mesi all'anno mocassini non l'ho mai visto con altre scarpe.

Ma quello che più mi colpisce è che Cesare con le sue 736 paia di mocassini scamosciati ogni giorni per tutti i mesi di tutto l'anno compie questo esile percorso: esce di casa, compie 5 passi, entra al caffè, ordina un caffè, si sporge dall'entrata del bar, fa due chiacchiere con il bel ciuffo della copisteria, beve il caffè, esce, fa 3 passi, entra nel suo negozio e sta sulla porta a chiacchierare del più e del meno con i soliti quattro stronzi che passano davanti diretti al caffè 34. Tutto questo all'incirca fino all'ora di pranzo, quando, Cesare si trova costretto ad abbandonare l'ingresso della sua camiceria per veri uomini e decidere se andare a pranzare a casa (8 passi) oppure al caffè (3 passi). Nel 90% dei casi sceglie il bar, dove ritrova gli amici di tutta la mattinata.

Superata la pausa pranzo, ritorna al suo zerbino e sta lì a chiacchierare, in questa fase del giorno può anche capitare che Cesare abbia a che fare con il figlio macrocefalo o il cane irrequieto. Fatto sta che lui non si muove dal suo negozio, sta lì, imperituro a ciarlare concedendo alle signorine dei negozi circostanti bianchi sorrisi e non curandosi affatto dei probabili clienti. Persone di mia conoscenza non hanno mai visto NESSUNO uscire dal suo negozio con un sacchetto, io nemmeno. A dirla tutta, non ho mai visto NESSUNO entrarci.

Ma a descriverla così la vita di Cesare forse sembra troppo monotona, non bisogna dimenticarsi di alcuni rari casi in cui, il nostro Mr Mocassino, decide di trasgredire e fare una pazzia: andare a fare aperitivo in piazzetta Maria Teresa. Per questo breve tragitto (per chi non conosce la zona saranno al più 4 minuti a piedi) Cesare molto spesso prende la sua macchina famigliare. Durante l'aperitivo è brillante, ha una verve indiscutibile, saluta, chiacchiera, fa occhiolini come se piovesse, ma chi lo conosce bene come me, sa che qualcosa non va, ha un rospo in gola che nemmeno l'americano e le noccioline gli fanno mandare giù: Cesare si sente solo.
Lontano dagli affetti, dal negozio, dalla sua vita, dal suo mondo. Ed è per questo che nel 99% dei casi, l'aperitivo lo fa al bar vicino. Soltanto qui si sente veramente a casa.

Cesare vive in 10 metri, tra il civico 26 e quello 34 di via della Rocca, nel caso in cui passaste di lì non vi sarà difficile individuarlo: è l'uomo più bello al mondo.


mercoledì 14 ottobre 2009

Il raffreddore di Ottobre



Io voglio capire per quale assurdo motivo ad inizio autunno ci si deve per forza ammalare. E' una cosa che mi dà alla testa.

Accetto il cambio di stagione, accetto il venticello autunnale che inizia a soffiare, accetto gli sbalzi termici, accetto anche il fatto che il virus A/H1N1 scorrazzi libero di naso in naso, ma dico, se io non ho preso freddo, mi sono vestita, non ho fatto le 5 di mattina mezza nuda ai murazzi cantando "alalalala long", indosso da metà settembre una sciarpina leggera leggera per proteggere la mia gola e per prevenire ho anche preso aspirine casuali, perchè mi devo ammalare?

Mia madre risponderebbe prontamente alla domanda con "perchè sei sempre in giro". Soffermiamoci su questo punto, cosa vuol dire "sei sempre in giro"? Allora le hostess dovrebbero essere un malate 9 mesi all'anno, allora i rappresentanti di scarpe che si fanno bologna-vercelli-salerno dovrebbero essere degli stracci, allora cantanti e star hollywoodiane dovrebbero rinunciare a tour mondiali. No, mamma, non ci credo.

Mia nonna direbbe candidamente "perchè mangi male" e anche su questo punto vorrei riflettere. Vivo oramai da 3 anni da sola, se nei primi tempi sono stata viziata da mamma Musso che cucinava e si prendeva cura di tutti noi come se fossimo figli suoi, dalla sua dipartita mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato prima a cenare sempre fuori, poi a dedicarmi all'asporto ed infine a cucinare.
Ora so cucinare tutto.
Chiedimi una cosa, la so cucinare.
Chiedila, su.
Assodato che cucinare so cucinare, vorrei aggiungere a questo che so anche regolare l'alimentazione rendendola varia e ricca (non mancano mai frutta e verdura), mangio carne e spesso rossa per irrobustirmi, cerco di evitare i conservanti ma non disdegno le porcate. Quindi nonna, no, non mangio male. Magari a volte vado da Burger King, ma nessuno ti dice nulla per tutti i dolci che ingurgiti tu a colazione.

Se anche in un'ipotetica discussione riuscissi a sconfiggerle (cosa alquanto improbabile) ci sarebbe comunque un'altra frase che mi verrebbe scagliata contro con la forze omicida di un guerriero barbaro "non ti prendi cura di te".
Sento già la voce di mia madre pronta a dirmelo al telefono con il lento boffonchiare di mia nonna in sottofondo che dice "dille di venire a casa se no non guarisce più".
Tutto questo, insieme al raffreddore e al continuo soffiarmi il naso, mi fa impazzire.

E' umanamente logico che io possa pensare di farmi quasi due ore di viaggio per tornare a casa dove vengo trattata come un'appestata, come una malata terminale alla quale vengono sequestrati tutti i contatti con la realtà (computer, cellulare, telefono, nintendo ds) perchè deve riposare, perchè "non sta mai ferma in un posto, mangia male e non si prende cura di sè" ? No.
Io voglio starmene a casa mia, nel mio letto, con il mio piumone stropicciato, i miei fazzoletti a terra che lottano contro le palle di pelo di gatto, a bermi le mie zuppe della Knorr guardando serie tv in streaming,in attesa di una guarigione improvvisa.

Ho soltanto il raffreddore, non so come mai, ma ce l'ho.

Alla fine preferisco quello che ha da dirmi mio padre "Amore stai male? Due aspirine, latte bollente con un po' di miele, ti metti a letto, ti fai una bella sudata e domani sei fresca come una rosa."
Menefreghista ma almeno più pratico.


Da domani inizierò ad indossare la mascherina.

venerdì 11 settembre 2009

Non siamo morti, ci si godeva solo la piscina.

Il titolo del blog è abbastanza esplicativo.
I vostri beneamati Salam&Brianza non sono venuti a mancare, non si sono spenti nel fiore dell'età, non sono nemmeno crepati, schiattati, nè hanno detto addio alle spoglie mortali, si stavano soltanto sollazzando tra idromassaggi e triviali giochi d'acqua.

E' incredibile quanto la stupidità umana raggiunga vette inesplorate nel momento in cui un uomo (inteso nell'accezione di maschio di età inferiore ai 40 anni) si accosta ad una piscina.
Cadono tutte le riserve, e in men che non si dica lo si ritrova in acqua con il braccio roteante e il costume stretto in mano a gridare versi inesplicabili o frasi standard tipo "E' bellissimoooo".
E' ancora più incredibile la competitività che si genera in qualsiasi partita a racchettoni: i miei occhi increduli hanno visto uomini costruire un campo regolamentare con il solo ausilio di un filo, due sedie da sdraio e quattro asciugamani. Un campo che ben presto ha dettato la necessità di regole che sono state istituite e rispettate con religiosa devozione.

Dall'altra parte anche il sesso femminile, nel corso dei secoli ha stabilito una precisa relazione con la piscina e i giochi balneari.
La donna entra in acqua lentamente, non tanto perchè le dia fastidio l'acqua di per se ghiacciata, quanto perchè la natura da secoli la spinge a fare così. A nulla valgono le frasi sopra citate "E' bellissimooo" o la logica schiacciante secondo la quale "se ti tuffi subito soffri molto meno".
No, la donna deve entrare pian piano, non la si deve schizzare e non è detto che si bagni anche i capelli, precedentemente raccolti nel 90% dei casi in uno chignon.
Il gioco dei racchettoni è per la donna quello che dovrebbe essere per tutti: un puro e semplice gioco. Gioca, sbaglia e ride.
Lo vede come uno stancante passatempo senza regole, impostazioni, stili.
Non sente la necessità di un campo regolamentare, di un'impugnatura salda o di una pallina specifica.
E' palese e comprovato poi che la donna preferisca giocare a palla, di quella non si stanca mai, invece l'uomo di fronte all' incompetitività della pallavolo amatoriale risulta evidentemente deluso ed esce dall'acqua.

Un paragrafo a parte si potrebbe aprire sulla questione della crema solare, ma per evitare inutili giri di parole, perifrasi o spiegazioni dettagliate mi basterà dire che le donne la usano e gli uomini, eccezione fatta per rari casi, no.
Direttamente conseguenziale dall'uso o meno di crema c'è la scottatura, fenomeno che mi ha sempre affascinato per quanto segue. Se a scottarsi è una donna il dolore è lacerante, il male insopportabile, la pelle irrimediabilmente rovinata, sopraggiungono febbre, giramenti di testa, insonnia, emicrania. Se a scottarsi è un uomo non succede nulla.
A proposito ho ben fissa nella mia mente questa immagine:
Castiglione della Pescaia, la mia coinquilina dice ad un nostro amico completamente ustionato:"Compra il dopo sole perchè stanotte non dormi !".
Da lì io e lei strette in un turbine di immagini inquietanti che avevano come sfondo l'ustione, il girarsi e rigirarsi sul materassino, il caldo della tenda.
Ovviamente l'amico in questione non ha comprato nulla e ha dormito come un sasso.

Potrei andare avanti e snocciolare mille altri paragoni relativi alla capacità di uno stomaco maschile rispetto a quello femminile il 17 Agosto in spiaggia alle 14, alla preferenza tra lettino e sdraio, al caso particolare dell'ombrellone che se Dio ha voluto darci perchè non possiamo aprire (risposta di un maschio su tre "perchè fa ombra"), ai diversi gradi di sopportazione nei confronti delle sabbia fino alla concezione femminile, diciamo non del tutto positiva, dei gioielli, del trucco e del perizoma in spiaggia. Potrei ma non mi dilungo, lo trovo inutile.


Tutto questo, a mio parere, mette in luce un'unica cosa:
Cesare Cremonini si sbagliava.
Ecco, l'ho detto.










martedì 7 luglio 2009

domenica bestiale.



quest'oggi, salame vi intratterrà parlando del suo odio verso:

- i cani
- la pizza
- le zanzare
- le bmx
- i cappelli tranne quello di lana
- il marketing

il tutto ispirandosi ad una splendida domenica passata a milano in compagnia della sua pagnotta.

I CANI

intanto sottolineo l'insensatezza dell'indignazione che le persone provano quando qualcuno (io) afferma di odiare i cani. perchè non si possono odiare i cani? perchè si possono odiare i piccioni, i gatti, i topi, gli scarafaggi, le mosche e non i cani? io una spiegazione ancora non ce l'ho. sia chiaro: non ho nulla contro l'animale in sè, che è un animale come gli altri. il problema è il ruolo che ricopre nella società. è un accompagnatore, spesso portato appresso come forma di vanto, come metodo di baccaglio, come simbolo di chissà quale forma di "bontà" verso la natura. chi non ha il cane non può capire, mi dicono. io invece capisco che i padroni dei cani me li lasciano ronzare intorno mentre mi rilasso in un parco che non è un parco, infondendo in me il terrore di uno stronzo sulla gamba, o una pisciata sul braccio. (digressione: anni fa nel parchetto vicino all'università, primavera, io e qualche amico stavamo fumando una canna. si unisce a noi una ragazza che decide di inginocchiarsi sull'erba. dopo 5 secondi, una sensazione di umido calore le avvolge il ginocchio: "ops, mi sa che mi sono seduta su una cacchina" non scherzo quando dico che si alzata con un etto di merda sul ginocchio).
io spero in una rivoluzione della razza canina verso l'uomo, che di base lo sfrutta per non sentirsi solo. ma non accadrà mai, perchè il cane è stupido. meglio allora sperare in un'epifania del genere umano nei confronti dell'inutilità del cane. senza dilungarmi troppo sul tema, riporto una breve storiella che mi ha fatto tanto stimare una persona a me cara che ne adottò uno e che il giorno seguente, resasi conto di quante rotture di coglioni potesse comportare, dopo averlo calpestato tornata a casa ubriaca la prima notte, se ne liberò.

LA PIZZA

fa schifo per 2 ragioni, una di gusto l'altra di costume.
la prima è semplicemente che 99 su 100 ti inculano, che tanto sanno che in italia la pizza è sempre la pizza e si sentono in diritto di fartela male.
la seconda è che se sei italiano e non ti piace la pizza devi essere per forza pazzo. quante volte alla mia affermazione "odio la pizza" mi sono sentito rispondere "cosa??? odi la pizza?? ma com'è possibile!!". è possibile, fidati. soprattutto se, in accompagnamento alla pizza, ti viene offerto dell'OFF per cercare di evitare le altrimenti migliaia punture di

ZANZARE

un po' banale odiare le zanzare, chi non le odia?
un paio di luoghi comuni sulle zanzare:

"io non capisco perchè siano state create le zanzare, non servono a un cazzo"
"eh ma se non ci fossero le zanzare l'ecosistema andrebbe a puttane, cosa mangerebbero poi le rane?"

in realtà vorrei dire qui e ora che da domenica le zanzare mi stanno leggermente più simpatiche perchè ho scoperto come si chiama in gergo tecnico la loro puntura: pomfo. è un bel nome pomfo anche per un cane volendo. l'animale che lo provoca non può essere così terribile.
da quando ho internet sul cellulare, ogni discussione merita di essere accompagnata da una scommessa e da una verifica su wikipedia.
tema di domenica: ma le zanare pungono anche di giorno? io dico sì lei dice no. e invece sì. e provocano dei tenerissimi pomfi.

LE BMX

allora la bmx nasce come sport. non come mezzo per girare in città. men che meno per andare al parco con gli amici e cercare di chiudere dei ridicoli trick davanti ai miei occhi increduli. la bmx negli anni 80 era figa, ora basta però.

I CAPPELLI TRANNE QUELLO DI LANA

i cappelli ti rendono irrimediabilmente o scemo o antipatico. peggio di tutti, quello di paglia che fino a 3 anni fa lo metteva solo il contadino di 80 anni e ora è di moda. stesso discorso anche se in un altro ambito, quello dei risvolti ai jeans. non capisco perchè se a farmeli ero io a 12 anni mi ammazzavano di botte dandomi del gaggio mentre ora sono fescion. tra l'altro io a 12 anni avevo i jeans con all'interno le fantasie della naj oleari, mica robetta.
spezzo comunque una lancia in favore di quello di lana che, per lo meno, serve per ripararsi dal freddo quindi ok sembrare scemi, ma con uno scopo. ah, salvo anche quello da baseball, ma per una questione affettiva. da quando hanno cominciato ad usarlo i pancabbestia, io ho smesso.

IL MARKETING

non mi era mai successo di entrare al cinema a vedere un film semplicemente dopo aver guardato il manifesto. cosa rappresentava quel dannato manifesto per avermi spinto a spendere 7 euri e 50 a scatola chiusa? non me lo ricordo. so solo che c'erano scritti un sacco di premi vinti dal suddetto film, per di più di festival indipendenti. "male NON può essere". invece, faceva cagare. tutto questo per spiegare quanto il marketing possa fotterti e quanto le giurie dei festival indipendenti non ci capiscano un cazzo.

Ho passato la domenica a Milano




Domenica verso l'ora di pranzo sono arrivata a Milano dopo circa 2 ore di viaggio su auto multiaccessoriata: autista con 1 ora di sonno alle spalle, compagno di viaggio con forte odore e maglietta da frocio americano, ampia varietà di cd e aria condizionata. Scesa dalla macchina alle 13 e qualcosa sono caduta a terra.
Il caldo mi ha fatto soccombere.
Mi sono rialzata e ho suonato alla mia dolce metà.

Salita in casa ho combattutto contro la forza che mi spingeva verso il letto e ho deciso di andare a pranzare al parco di Porta Venezia, che Tony mi dice chiamarsi forse ora "Indro Montanelli".
Ho pranzato in un chioschetto veramente grazioso attorniato da passerotti con sguardo cattivissimo e persone dell'europa dell'est che pasteggiavano con gelato Magnum alle mandorle e martini liscio.
Io e la mia dolce metà abbiamo preso un'insalata, lui ha preso l' "insalatona di pesce", contenuto della ciotola in pesce: gamberetti e polpa di granchio.
Dopo di che abbiamo deciso di andare a morire sotto un albero ed è iniziata la ricerca: dopo circa 10 minuti abbiamo trovato un posto mediamente silenzioso, mediamente isolato, mediamente fresco.

Quello che ho da dire sul parco è questo: quello non era un parco.
Era un cumulo di erba secca e piante attraversato da mille stradine inutili e ghiaiose ai lati delle quali si possono incontrare pozze di acqua fangosa dove nuotano anatre stanche di nuotare per il fango. Sulle panchine dormono donne di dubbia nazionalità sdraiate a faccia in giù con vicino carrozzine vuote, in mezzo ai prati al sole si possono trovare decadenti donne di mezza età semi nude con costumi da bagno non abbinati e figli finti rapper.
Un fattore non trascurabile è la massiccia presenza di cani brutti.
Certo, sono presenti anche due o tre esemplari dalla faccia sveglia o dal bel portamento, ma la maggior parte sono esseri quasi amorfi ingabbiati in guinzagli di dubbio gusto (primo fra tutti un chiuaua con delle alette argentate sul dorso) con padroni di gusto ancora peggiore. I nomi non li ripeto per decenza.
Un altro aspetto da non sottovalutare è la presenza di zanzare, che io pensavo girassero soltanto di notte, come Lara Musso.

Tony domenica lo ha definito "novecentesco", credo cercasse di salvare il salvabile.


Dopo la gita al parco che fa tanto "giovane che vuole vivere gli spazi verdi della propria città" siamo andati al mercatino dell'usato che c'è in piazza Repubblica: un luogo assurdo. Sembra di essere ad un mercatino vintage da piazza all'aria aperta, soltanto che se guardi in alto vedi il soffitto della cantina che lo ospita. I gestori poi sono delle macchiette di se stessi: signore anzianotto che fa il brillante mal riuscito, donna anziana alla casa con mani ricoperte di anelli di bigiotteria e donna mediamente giovane e ben conservata che fondamentalmente non fa un cazzo. La nonnina poi, proprio quando ti stai facendo i cazzi tuoi, ti rimbrotta qualche consiglio da una che le cose le sa o per lo meno le sapeva. Dopo aver constatato che il modernariato è pressochè imbattibile e aver comprato una busta piena di cartoline del 1960 indirizzate alla famiglia Majorana di Segrate siamo andati a mangiare un gelato, che fa tanto "coppia romantica" e poi alla Fnac che fa tanto "giovane".

Dopo la Fnac felici e spensierati abbiamo incontrato sulla nostra strada un cinema: l'Eliseo.
Io impavida: "Andiamo a vedere uno spettacolo, così, scegliendo a caso?"
Dolce Metà: "Beh, io avrei preferito andare a sentire ... (mio vuoto di memoria), però, se ci tieni.." (con faccia triste)
Io sempre più temeraria: "Guarda quel film! Ha vinto anche svariati premi in festival indipendenti" (tentando la strada dell'underground per convincerlo)
Dolce Metà sempre più convinta: "E' vero, male NON può essere.."

Male non può essere le palle.

"Look both ways" di Sarah Watt.
Riassunto: incrocio di storie facilmente tristi intervallate da spezzoni di disegni e brevi riflessioni sul binomio vita/morte e sul destino.
Una pellicola di una bruttezza rara, con una trama che cerca di essere quella di "Magnolia" mescolata a "Lola corre" ed un pizzico di "I heart Huckabees". In aggiunta a tutto questo una menzione speciale per la colonna sonora che deve essere stata scelta palesemente a caso posizionando su "shuffle" l'ipod del panettiere della regista.

Sarah? Ma vaffanculo.
Aggiungendo 2 euro a quelli che ho speso per vedere la tua porcata potevo tranquillamente comprarmi un dvd alla Fnac.


Dopo questa tragica esperienza siamo andati a mangiare la pizza non ricordo dove, so solo che all'inizio la cameriera ci ha messo al piano di sotto, ovvero in cantina, per poi spostarci sopra nel regno delle zanzare.
A me sinceramente la pizza è piaciuta, mentre a D.M. no.
Poi abbiamo avuto un insensato battibecco, non per la pizza.


Tutto questo per dire che la domenica a Milano è meglio non uscire.

Un uomo, un jingle.

La nostra storia cominciò così: con un fitto e costante scambio di video musicali.
Cercando su youtube "Mia" di Gatto Panceri, incappai quasi per caso, nella sua "acoustic cover" prodotta da un giovane ragazzo dal palese accento genovese. Subito ce ne interessammo e da lì possiamo dire che iniziò la nostra rovina.
Serate intere passate con amici, conoscenti e parenti a guardare tutti i 1896 video caricati, a ripercorrere tutte le cover, a scoprire "goccia dopo goccia" tutte le improvvisazioni, le "original song", le canzoni inedite.
Ricordo perfettamente quando una sera scoprimmo "Lara time": una sensazione che è difficile da descrivere.
E' un po' come quando pensi di addentare il cucciolone dalla parte del fiordilatte ed invece ti ritrovi in bocca lo zabaione.
E' un po' come quando limoni una ragazza e scopri che è un uomo.

Passarono svariati mesi, le persone portate a conoscenza di questo genio, Lampidistelami, iniziarono a moltiplicarsi, tanto che, a sua insaputa alcuni fecero addirittura una fan page sullo strumento del demonio: facebook. Quel ragazzo che cantava davanti alla sua web cam con sullo sfondo l'uomo di Leonardo da Vinci, o i suoi coinquilini mezzi nudi in transito, o la sua ragazza incuriosita, oramai ci stava a cuore.

L'organizzazione dei miei più cari amici per il mio compleanno ebbe poi esiti improbabili: avevano contattato Lampi e gli avevano chiesto di comporre per me una canzone di augurio e giubilo. Non mi trattengo dal dire che è sicuramente stata la canzone di compleanno più bella di tutta la mia vita, anche se per sorti avverse non ho avuto un'esecuzione live.

Ora posso dire tranquillamente che Lampi sia un nostro Amico ed in simbolo di reciproco rispetto, ecco che cosa ha prodotto la sua fervida mente in onore di Salam&Brianza.