lunedì 26 ottobre 2009

Buona si, ma non cogliona.

Da bambina sei ingenua, sei felice, ti accontenti di poco, basta un costume da cowboy.
,
Fai stupidi giochi con le tue amiche

Impari a sopportare il dolore

Credi che ti basti un cane per essere felice

Crescendo provi per un po' la strada della musica

Studi per sentirti emancipata

Inizi ad assaporare l'incomunicabilità dell'amore

Frequenti compagnie sbagliate

Commetti un errore di valutazione su quello che potrebbe essere l'uomo della tua vita


Dopo l'ennesima delusione d'amore fai finta di sentirti bella e libera

nonstante ciò la tua insicurezza sale e fai di tutto per essere bella

frequenti un orientale radical chic

ti innamori un un ragazzaccio tutto pieno di tatuaggi

fai qualche cazzata

sempre con il sorriso stampato in faccia,

ma gli uomini iniziano ad annoiarti

e decidi di provare come sarebbe con una donna

la parentesi si conclude male e ci provi con un rapper

poco dopo dai scandalo al matrimonio di tua cugina

perchè per darti un tono hai iniziato a bere

prendi in giro quelle più brutte di te

e per un attimo credi nella funky music

Inizi a lavorare e

poi, ad un incontro di lavoro, trovi quello giusto

vi nascondete in ogni angolo per baciarvi

fate tutto insieme

lui ti sa far divertire

ti ha ammaliato

sei innamorata e ti sposi

Iniziano i tornei di scarabeo tra coppie

lui ti porta al mare

in montagna

cerca di farti stare simpatici quei buffoni dei suoi amici

ma a te mancano le tue amiche

e mal sopporti le mogli dei suoi amici
.
Arrivano i figli

lui compra la villa con piscina

ma a ti proibisce di invitarci i tuoi amici ghei

capisci che non ne puoi più di questa vita
.
I tuoi bimbi sono un amore

ma il sesso è diventato una noia mortale
.
Tu diventi scorbutica

e con lui non ti diverti più

Lui per di più si trova una puttanella

neanche troppo figa, che però a guardarla bene

è una bella figa.
Tu sei disperata e fai i salti mortali per aggiustare tutto

alla fine ti reputi ancora una bella donna

Il fascino del pericolo che tanto ti piaceva

ti porta a scoparti il meccanico

Dopo questa parentesi che innalza la tua autostima fai di tutto per riconquistare tuo marito

ma proprio di tutto
.
Lui, colpevole quanto te, fa finta che non sia successo nulla

tornate la coppia felice di un tempo

sopportando qualche avversità

alla fine lo ami per quello che è
.

Invecchiate insieme

lui casca di nuovo in fallo con una puttanella

e per farsi perdonare ti regala una macchina


Finalmente, pensi, era ora di andare dal meccanico.


"Buona si, ma non cogliona."

questo blog è dedicato a mia madre, l'autrice della frase sopra citata

sabato 24 ottobre 2009

PIERO: IL MAGO DEL MOTORE_seconda parte



dove ero rimasto.
ah sì.
piero il mago del motore è nel panico.
si trova di fronte a un problema insormontabile rappresentato da una macchina con una tecnologia creata dopo il 1990. non sa davvero come fare.
io sono sicuramente un po' deluso per questa situazione ma me la faccio passare perchè, oltre al pandino, posso guidare un' alfa 33 grigia, tipo quella degli sbirri. quella però è blu.
l'alfa 33 ha 3 problemi: innanzitutto la marmitta è rotta, quindi il rumore che produce è simile a quello di un aereo in fase di decollo. in secondo luogo il cassettino del cruscotto è rotto, nel senso che non sta aperto e questo comporta, per il passeggero, se non continue contusioni alle ginocchia quanto meno la costrizione a dover stare con le mani sul cassettino per tutto il tragitto, per cercare di tenerlo chiuso. in terzo luogo il gorillino di peluche appeso allo specchietto retrovisore che, oltre ad essere quasi delle dimensioni reali di un gorillino vivente appena nato, indossa una maglietta arancione con scritto SEI OK!. vi assicuro che quando vi trovate la sera alle dieci in un paesino dell'entroterra toscano per cercare un posto dove mangiare a poco e non lo trovate, attirando su di voi gli sguardi curiosi e diffidenti e muti di chi ne popola le strade insieme alle sue sedie di plastica e ai suoi zoccoli calzuro vorreste che quel gorillino non ci fosse per cercare di salvare almeno un briciolo di dignità.
piero, dicevo, è nel panico. ma è gentile. si scusa, mi dice che se voglio posso prendere la sua macchina per andare a milano ma io non me la sento, preferisco tornare su in altri modi, e tornare giù in treno. mi dice che se vuole posso rischiare e lui mi rimonta tutto ma non è sicuro che i finestrini poi funzionino. peccato che sia fine agosto e ci siano ancora 38 gradi. e l'aria condizionata abbia qualche problema.
tanto la prossima volta sarà pronta, mi continuo a ripetere.
magari.
l'avventura con piero il mago del motore è appena iniziata.
le settimane successive sono caratterizzate da continue telefonate, continue scuse da parte di piero che mi dice che il pezzo non arriva, (ma non era già arrivato?), che è arrivato ma ne mancava una parte, che ora i finestrini funzionano ma non va più la serratura e viceversa, che deve farsi fare un'altra chiave e se voglio un'unica chiave che apra la portiera e che accenda il motore devo aspettare che la volkswagen me ne mandi una nuova, che ci vuole un'atorizzazione. passano i giorni, le settimane e io, ormai, sono al limite della rassegnazione.
un giorno di fine settembre, però, piero il mago del motore mi chiama. mi dice marco, la macchina è pronta. passa oggi alle 15. io sono contento e piero, di colpo, torna a starmi simpatico. in fondo gli voglio bene. arrivo alle 15 spaccate alla sua officina, la mia fox è lì fuori, lavata, lucidata, perfetta. piero esce gongolante e mi consegna le chiavi: purtroppo ora ne hai 2, una per aprire la portiera l'altra per accenderla, mi dice. ma come ma non doveva arrivare il pezzo, non serviva l'autorizzazione? 'un c'è stato nulla da fa'. ora ne hai 2, però funzionano eh. va bene piero, ora dammele. tieni. grazie. aspetta ti devo da' la harta di circolazione che ho fatto la fotohopia, ne avevo bisogno. ok. marco, io 'un la trovo. piero come non la trovi. marco io 'un lo so dov'è, io 'un la trovo. 20 minuti a cercare la carta di circolazione. risultato: niente. persa. fottuto. la mia reazione è il mutismo. piero mi riaccompagna a casa, arrogante, ormai non si scusa quasi più. io forse lo odio. 2 ore dopo mi chiama e mi dice: l'ho trovata, era dentro la fotohopiatrice. torno da piero che mi consegna tutto. ora ho le chiavi (2), la macchina, la carta di circolazione, la serratura funzionante. la prossima volta, però, la macchina la porto dai gemelli diversi, almeno me la pimpano.

venerdì 23 ottobre 2009

PIERO: IL MAGO DEL MOTORE



possiedo una macchina, una volkswagen fox nera con interni striati tutti colorati in stile trussardi che fa molto ricchione. ma a me piace. ce l'ho dall'estate del 2005, quando dovetti dar dentro la mia vecchia polo usata dopo una fumata bianca una sera di primavera in piazza della repubblica a milano.
la mia volkswagen fox ha fatto ormai quasi 70mila chilometri, 20mila dei quali percorsi negli ultimi 2 mesi, da quando ho ripreso la patente e da quando ho cominciato a vivere a milano e a lavorare a campagnatico, in provincia di grosseto.
comodo.
campagnatico è un paesello medievale dell'entroterra maremmano, carino, 600 anime in tutto, età media 93 anni. a campagnatico, come in tutti i paeselli che si rispettino, c'è una persona per ogni ruolo: il vigile di campagnatico, il farmacista di campagnatico, il tabaccaio di campagnatico, il playboy di campagnatico (sì, c'è anche lui) e, ultimo ma non per questo meno importante, il meccanico di campagnatico. oggi questo post è dedicato a lui e per questo ne farò il nome. piero.
piero è un uomo sulla cinquantina alto, magro, con il naso a punta e un forte accento maremmano. insieme al forte accento, di maremmano, possiede anche il carattere assolutamente scorbutico.
il fatto che io abbia introdotto la mia macchina e poi il meccanico di campagnatico vi fa capire che la storia che sto per raccontarvi sarà concentrata sull'incrocio tra queste 2 forti personalità.
ad agosto, la mia volkswagen fox si ritrova con un problema: la serratura è rotta, non si apre da fuori e il telecomando non funziona. al che io e la mia amata quando dobbiamo andare al mare o a fare la spesa dobbiamo entrare dal bagagliaio.
comodo.
dopo un paio di settimane in cui la pigrizia (o il mio intuito?) mi impedisce di portarla a riparare, mi decido. ma certo, la porto da piero!, il quale una volta constatato il problema afferma, con sicurezza: 'un c'è problema, fra du' giorni gliè bell'e pronta, devo solo ordinà un pezzo ma vedrai per venerdì l'ho bell'e fatta.
io, sereno, gli lascio la macchina e sfrutto per i successivi due giorni il pandino scassone che una volta era di mio nonno. stilosissimo ma veramente scassato, roba da incidente mortale indotto dalla macchina stessa.
venerdì chiamo piero il mago del motore: è pronta la macchina?, e lui, guarda mi è arrivato ora il pezzo lo monto e per domani mattina è pronta.
l'indomani mattina vado da piero il mago del motore tutto pimpante e lo trovo in questo stato: sudato marcio, impotente davanti alla portiera della mia fox completamente smontata, il suo assistente in piedi che lo fissa fumando una sigaretta.
marco io 'un me lo spiego ma qua è successo 'n casino madonnahane vesti fanno le serrature tutte collegate ai finestrini io ora ho smontato per rimonta' il pezzo e 'un mi va più nè la serratura nè i finestrini io 'un lo so che gliè successo. scusami ma devi tornare lunedì. piero ma io martedì devo partire, gli dico io, devo tornare a milano, mi assicuri che lunedì è pronta? sìsì, vedrai martedì è pronta di sihuro, ora però mi devo piglià una pausa perchè 'un ci sto a capì nulla.

continua...

Cesare: una vita in dieci metri.


Via della Rocca è indubbiamente una bella via: gallerie d'arte a profusione, tabaccaio chiacchierone, bar con panini straordinari, giornalaio strabico, macellaio 70enne ma ancora marpione, fioraio ambulante all'angolo e negozietti di vestiti carissimi per donna e per uomo.

Oggi gradirei parlare di uno di questi negozietti ed in particolare del suo affascinante gestore. Il negozio in questione vende camicie ad abiti da uomo fatti su misura, cinture in vera pelle di bambino e mocassini, è aperto tutti i giorni (in alcuni casi anche il sabato sera), ha prezzi da capogiro e non vi ho mai visto nessun acquirente all'interno. Più e più volte , devo ammetterlo, il mio occhio è però caduto sullo statuario proprietario: Cesare. Tutte le volte che pronuncio il suo nome è come se fosse la prima e non finirò mai di essere grata ad uno dei gemelli del caffè sotto casa per averlo chiamato una mattina per nome. Ora finalmente so come si chiama l'uomo che da anni popola i miei sogni. Cesare.

Cesare è un quasi cinquantenne che ancora ama osare, indossa pantaloni bianchi d'estate e di velluto verde acido di inverno, abbronzatura perenne, capello scompigliato con il gel e occhio azzuro da trota lessa in cerca costante di preda.
Cesare calza 12 mesi all'anno mocassini non l'ho mai visto con altre scarpe.

Ma quello che più mi colpisce è che Cesare con le sue 736 paia di mocassini scamosciati ogni giorni per tutti i mesi di tutto l'anno compie questo esile percorso: esce di casa, compie 5 passi, entra al caffè, ordina un caffè, si sporge dall'entrata del bar, fa due chiacchiere con il bel ciuffo della copisteria, beve il caffè, esce, fa 3 passi, entra nel suo negozio e sta sulla porta a chiacchierare del più e del meno con i soliti quattro stronzi che passano davanti diretti al caffè 34. Tutto questo all'incirca fino all'ora di pranzo, quando, Cesare si trova costretto ad abbandonare l'ingresso della sua camiceria per veri uomini e decidere se andare a pranzare a casa (8 passi) oppure al caffè (3 passi). Nel 90% dei casi sceglie il bar, dove ritrova gli amici di tutta la mattinata.

Superata la pausa pranzo, ritorna al suo zerbino e sta lì a chiacchierare, in questa fase del giorno può anche capitare che Cesare abbia a che fare con il figlio macrocefalo o il cane irrequieto. Fatto sta che lui non si muove dal suo negozio, sta lì, imperituro a ciarlare concedendo alle signorine dei negozi circostanti bianchi sorrisi e non curandosi affatto dei probabili clienti. Persone di mia conoscenza non hanno mai visto NESSUNO uscire dal suo negozio con un sacchetto, io nemmeno. A dirla tutta, non ho mai visto NESSUNO entrarci.

Ma a descriverla così la vita di Cesare forse sembra troppo monotona, non bisogna dimenticarsi di alcuni rari casi in cui, il nostro Mr Mocassino, decide di trasgredire e fare una pazzia: andare a fare aperitivo in piazzetta Maria Teresa. Per questo breve tragitto (per chi non conosce la zona saranno al più 4 minuti a piedi) Cesare molto spesso prende la sua macchina famigliare. Durante l'aperitivo è brillante, ha una verve indiscutibile, saluta, chiacchiera, fa occhiolini come se piovesse, ma chi lo conosce bene come me, sa che qualcosa non va, ha un rospo in gola che nemmeno l'americano e le noccioline gli fanno mandare giù: Cesare si sente solo.
Lontano dagli affetti, dal negozio, dalla sua vita, dal suo mondo. Ed è per questo che nel 99% dei casi, l'aperitivo lo fa al bar vicino. Soltanto qui si sente veramente a casa.

Cesare vive in 10 metri, tra il civico 26 e quello 34 di via della Rocca, nel caso in cui passaste di lì non vi sarà difficile individuarlo: è l'uomo più bello al mondo.


mercoledì 14 ottobre 2009

Il raffreddore di Ottobre



Io voglio capire per quale assurdo motivo ad inizio autunno ci si deve per forza ammalare. E' una cosa che mi dà alla testa.

Accetto il cambio di stagione, accetto il venticello autunnale che inizia a soffiare, accetto gli sbalzi termici, accetto anche il fatto che il virus A/H1N1 scorrazzi libero di naso in naso, ma dico, se io non ho preso freddo, mi sono vestita, non ho fatto le 5 di mattina mezza nuda ai murazzi cantando "alalalala long", indosso da metà settembre una sciarpina leggera leggera per proteggere la mia gola e per prevenire ho anche preso aspirine casuali, perchè mi devo ammalare?

Mia madre risponderebbe prontamente alla domanda con "perchè sei sempre in giro". Soffermiamoci su questo punto, cosa vuol dire "sei sempre in giro"? Allora le hostess dovrebbero essere un malate 9 mesi all'anno, allora i rappresentanti di scarpe che si fanno bologna-vercelli-salerno dovrebbero essere degli stracci, allora cantanti e star hollywoodiane dovrebbero rinunciare a tour mondiali. No, mamma, non ci credo.

Mia nonna direbbe candidamente "perchè mangi male" e anche su questo punto vorrei riflettere. Vivo oramai da 3 anni da sola, se nei primi tempi sono stata viziata da mamma Musso che cucinava e si prendeva cura di tutti noi come se fossimo figli suoi, dalla sua dipartita mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato prima a cenare sempre fuori, poi a dedicarmi all'asporto ed infine a cucinare.
Ora so cucinare tutto.
Chiedimi una cosa, la so cucinare.
Chiedila, su.
Assodato che cucinare so cucinare, vorrei aggiungere a questo che so anche regolare l'alimentazione rendendola varia e ricca (non mancano mai frutta e verdura), mangio carne e spesso rossa per irrobustirmi, cerco di evitare i conservanti ma non disdegno le porcate. Quindi nonna, no, non mangio male. Magari a volte vado da Burger King, ma nessuno ti dice nulla per tutti i dolci che ingurgiti tu a colazione.

Se anche in un'ipotetica discussione riuscissi a sconfiggerle (cosa alquanto improbabile) ci sarebbe comunque un'altra frase che mi verrebbe scagliata contro con la forze omicida di un guerriero barbaro "non ti prendi cura di te".
Sento già la voce di mia madre pronta a dirmelo al telefono con il lento boffonchiare di mia nonna in sottofondo che dice "dille di venire a casa se no non guarisce più".
Tutto questo, insieme al raffreddore e al continuo soffiarmi il naso, mi fa impazzire.

E' umanamente logico che io possa pensare di farmi quasi due ore di viaggio per tornare a casa dove vengo trattata come un'appestata, come una malata terminale alla quale vengono sequestrati tutti i contatti con la realtà (computer, cellulare, telefono, nintendo ds) perchè deve riposare, perchè "non sta mai ferma in un posto, mangia male e non si prende cura di sè" ? No.
Io voglio starmene a casa mia, nel mio letto, con il mio piumone stropicciato, i miei fazzoletti a terra che lottano contro le palle di pelo di gatto, a bermi le mie zuppe della Knorr guardando serie tv in streaming,in attesa di una guarigione improvvisa.

Ho soltanto il raffreddore, non so come mai, ma ce l'ho.

Alla fine preferisco quello che ha da dirmi mio padre "Amore stai male? Due aspirine, latte bollente con un po' di miele, ti metti a letto, ti fai una bella sudata e domani sei fresca come una rosa."
Menefreghista ma almeno più pratico.


Da domani inizierò ad indossare la mascherina.

venerdì 11 settembre 2009

Non siamo morti, ci si godeva solo la piscina.

Il titolo del blog è abbastanza esplicativo.
I vostri beneamati Salam&Brianza non sono venuti a mancare, non si sono spenti nel fiore dell'età, non sono nemmeno crepati, schiattati, nè hanno detto addio alle spoglie mortali, si stavano soltanto sollazzando tra idromassaggi e triviali giochi d'acqua.

E' incredibile quanto la stupidità umana raggiunga vette inesplorate nel momento in cui un uomo (inteso nell'accezione di maschio di età inferiore ai 40 anni) si accosta ad una piscina.
Cadono tutte le riserve, e in men che non si dica lo si ritrova in acqua con il braccio roteante e il costume stretto in mano a gridare versi inesplicabili o frasi standard tipo "E' bellissimoooo".
E' ancora più incredibile la competitività che si genera in qualsiasi partita a racchettoni: i miei occhi increduli hanno visto uomini costruire un campo regolamentare con il solo ausilio di un filo, due sedie da sdraio e quattro asciugamani. Un campo che ben presto ha dettato la necessità di regole che sono state istituite e rispettate con religiosa devozione.

Dall'altra parte anche il sesso femminile, nel corso dei secoli ha stabilito una precisa relazione con la piscina e i giochi balneari.
La donna entra in acqua lentamente, non tanto perchè le dia fastidio l'acqua di per se ghiacciata, quanto perchè la natura da secoli la spinge a fare così. A nulla valgono le frasi sopra citate "E' bellissimooo" o la logica schiacciante secondo la quale "se ti tuffi subito soffri molto meno".
No, la donna deve entrare pian piano, non la si deve schizzare e non è detto che si bagni anche i capelli, precedentemente raccolti nel 90% dei casi in uno chignon.
Il gioco dei racchettoni è per la donna quello che dovrebbe essere per tutti: un puro e semplice gioco. Gioca, sbaglia e ride.
Lo vede come uno stancante passatempo senza regole, impostazioni, stili.
Non sente la necessità di un campo regolamentare, di un'impugnatura salda o di una pallina specifica.
E' palese e comprovato poi che la donna preferisca giocare a palla, di quella non si stanca mai, invece l'uomo di fronte all' incompetitività della pallavolo amatoriale risulta evidentemente deluso ed esce dall'acqua.

Un paragrafo a parte si potrebbe aprire sulla questione della crema solare, ma per evitare inutili giri di parole, perifrasi o spiegazioni dettagliate mi basterà dire che le donne la usano e gli uomini, eccezione fatta per rari casi, no.
Direttamente conseguenziale dall'uso o meno di crema c'è la scottatura, fenomeno che mi ha sempre affascinato per quanto segue. Se a scottarsi è una donna il dolore è lacerante, il male insopportabile, la pelle irrimediabilmente rovinata, sopraggiungono febbre, giramenti di testa, insonnia, emicrania. Se a scottarsi è un uomo non succede nulla.
A proposito ho ben fissa nella mia mente questa immagine:
Castiglione della Pescaia, la mia coinquilina dice ad un nostro amico completamente ustionato:"Compra il dopo sole perchè stanotte non dormi !".
Da lì io e lei strette in un turbine di immagini inquietanti che avevano come sfondo l'ustione, il girarsi e rigirarsi sul materassino, il caldo della tenda.
Ovviamente l'amico in questione non ha comprato nulla e ha dormito come un sasso.

Potrei andare avanti e snocciolare mille altri paragoni relativi alla capacità di uno stomaco maschile rispetto a quello femminile il 17 Agosto in spiaggia alle 14, alla preferenza tra lettino e sdraio, al caso particolare dell'ombrellone che se Dio ha voluto darci perchè non possiamo aprire (risposta di un maschio su tre "perchè fa ombra"), ai diversi gradi di sopportazione nei confronti delle sabbia fino alla concezione femminile, diciamo non del tutto positiva, dei gioielli, del trucco e del perizoma in spiaggia. Potrei ma non mi dilungo, lo trovo inutile.


Tutto questo, a mio parere, mette in luce un'unica cosa:
Cesare Cremonini si sbagliava.
Ecco, l'ho detto.